Tre cose che dobbiamo sapere sul desiderio

 La Main Street a Mount Pleasant, Vancouver , è un tratto di strada lunga un miglio, che offre ogni piacere ai vostri sensi.  Birra artigianale. Sushi. Caffè. Ma anche vestiti alla moda. Pizza e hamburger. Mobili ergonomici e un gelato artigianale davvero squisito. 

Ma di strade così è pieno il mondo. Scommetto che anche nella città in cui vivete c’è una via come la Main Street di Vancouver.   Dove è impossibile camminare senza desiderare di comprare qualcosa: non importa cosa. Una fetta di pizza, un libro, un dolce, un caffè. Cinque secondi di intenso “wanting” “lo voglio”, un minuto di entusiasmo persistente, un altro minuto di razionalizzazione legata al denaro.  Poi, lentamente, allontanandoci dalla vetrina, la spinta emotiva svanisce, i desideri svaniscono così come sono arrivati, ma ciò che si tende a fare durante quei secondi cruciali può fare la differenza tra una buona salute o una cattiva salute, e una felicità o infelicità in generale. 

La gestione del desiderio è in grado di creare virtualmente ogni problema della nostra società: corruzione, dipendenza, violenza, debito, amoralità aziendale, prodotti scadenti, distruzione ambientale. Sono i desideri e le voglie a guidare la nostra società, quindi è strano non essere in grado di rispondere a tali desideri, essere in grado di riconoscerli quando si manifestano. 

La falsa scelta che impariamo fin da bambini

Quando eravamo bambini, gli adulti presenti nella nostra vita hanno cercato di gestire i nostri desideri con dei “si” e con dei “no. Questo lo puoi avere, questo non lo puoi fare e via dicendo. Le nostre giovani menti hanno subito imparato che ogni desiderio produce due risultati: ottenere la cosa, soffrire per non aver ottenuto la cosa.

Poi siamo cresciuti e abbiamo cominciato ad avere uno stipendio (magari misero, ma “sempre meglio che niente” ), e ora nessuno ci può impedire di comprare le caramelle, se le vogliamo. I nostri gusti nel frattempo sono cambiati: magari preferiamo vestiti, auto, alcool.

Impariamo molto lentamente  come affrontare e riconoscere questo torrente inesauribile di bisogni emergenti. In alcuni la saggezza si sviluppa nel corso degli anni, magari attraverso il debito della carta di credito, il conto in rosso, e altre oscure fonti di apprendimento. 

Solo imparando a riconoscere alcune cose sul nostro desiderio, possiamo creare delle abitudini che ci aiuteranno a migliorare la nostra vita.

Ma poichè non possiamo permetterci di uno studio di 2.600 anni sulla gestione del desiderio (studio effettuato dai buddisti) ci sono tre cose che ci possono aiutare a gestirlo meglio:

1) I desideri appaiono costantemente

Hai sperimentato milioni di desideri e  ne sperimenterai ancora altri milioni. Ci muoviamo come se volessimo una collezione infinita di cose, convinti che poi potremo finalmente rilassarci e sentirci stabili e felici.

Esperimento: scriviamo su un foglio un elenco di cose che vorremmo per essere felici.

Qualcuna di voi 1000girls scriverebbe: scarpe di Manolo Blahnik?

E voi, 1000boys, scrivereste: PlayStation?

E’ quindi evidente che questa tipologia di desiderio è solo una funzione evolutiva (o involutiva, dipende dai punti di vista) impostata sull’equazione:

Stimoli > Grassi e zuccheri > Status > Tutte le cose! 

Tacchi Alti, Scarpe, Scarpe Col Tacco

2) I desideri creano anche dolore

 Spesso pensiamo ai desideri come a qualcosa di piacevole, perché li associamo alle nostre fantasie di acquisire un qualcosa. Un esempio: dite ad un bambino che lo portate a mangiare il gelato. Poi ditegli che avete cambiato idea. Il bambino non ha guadagnato, nè perso nulla, ma semplicemente mettendo nella sua mente questo piccolo desiderio, e poi togliendoglielo, avete creato in lui un disagio, un dolore. Anche se il desiderio scomparirà in breve tempo, la sofferenza per questo bambino è stata vera, reale.

Regalo Di Natale, Natale, Regalo

3) I desideri non durano

I desideri sono spasmi a brevissimo termine della mente, e questo è un punto fondamentale da riconoscere se si vuole essere finanziariamente stabili e in grado di gestirsi autonomamente.

Immaginate di essere a casa con il vostro/vostra  partner, in una guardando Weekend con il morto su Netflix. Durante una scena particolare, sentite un impulso di eccitazione, come colpiti con un’idea:

“Hey!  Potrei avere una barca! Mi farebbe solcare le onde, indosserei  il cappello da capitano, illuminato dai raggi del sole…!”

Senza riconoscere in questa idea uno spasmo momentaneo, decidete: “Sì! Posso averla!  “

Più tardi, ancora eccitato, cercate i prezzi delle barche su Google, leggete le FAQ, cercate i libri sulla navigazione e vi interessate per la patente nautica e per il mutuo.

90 secondi divagazione mentale durante una normale notte film sono diventati una saga pluriennale di pressione finanziaria.

Potremmo pensare che i nostri desideri per cose grandi e costose derivano da esigenze significative e profonde,  ma in realtà, è solo la mente che va “Sì! Quella! Potrei avere quella!”  per la milionesima volta.

Ricordando questi tre punti fondamentali potremo evitare il “flareup” iniziale di volere, e il percorso, estremamente costoso di “appeasement”. 

Un esercizio che aiuta a non scivolare in modalità “trattativa” è questo pensiero: “Ok, il desiderio # 10.223.235 è arrivato. Non sarà qui a lungo! 

Berretto, Capitano, Marina, Russia

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