Essere o Avere?

Un “Avere” deve possedere un fiore, lo coglie, lo fa suo.

Un “Essere” ne contempla la bellezza, godendo di questo, percependolo per immaginare altri orizzonti.
(Erich Fromm Avere o essere? – 1976)

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Due atteggiamenti che, riportati alle relazioni umane, creano enormi differenze di comportamento. A cosa bisogna tendere? Possiamo controllarne le modalità? 

Nei primi giorni di vita il neonato inizia a percepire il mondo che lo circonda e ad interagire per soddisfare le sue esigenze primarie: A seconda di quanto riesce ad ottenere si forma il suo tendere al Desiderio (essere) o al Possesso (avere).

Come si formano le due distonie, e come mantenere il giusto equilibrio?

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La Distonia dell’Avere:

Torniamo al nostro neonato e alle sue esigenze: ha fame, ma la pappa non è ancora pronta. Ma lui non è in grado di capire che deve attendere. Percepisce solo l’immediato. Vuole dormire e piange per far capire la sua esigenza, ma ahimè,  il babbo  lo prende in braccio e per consolarlo lo fa saltare in alto…

Purtroppo è difficile capire le esigenze di un neonato che comunica solo attraverso il pianto.  Quali conseguenze avrà questa evoluzione? Come saranno i suoi comportamenti sociali da adulto? 
Sarà una persona che cerca di raggiungere i suoi obiettivi in tempi brevi,  si coinvolgerà con persone che appagheranno le sue esigenze, dopo di ché cercherà nuove fonti di appagamento, alla ricerca di un nuovo possesso.

Quindi, se un bambino ha desiderato troppo spesso e a lungo, prima di ottenere, da adulto apparterrà alla distonia dell’Avere.

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La Distonia dell’Essere:

Torniamo al nostro neonato. La mamma ha già preparato la pappa, ma lui non ha fame quindi non vuole la pappa e piange. Pensa che se la assaggerà la mamma sarà contenta e porterà via il biberon. La mamma pensa invece che se il bambino la assaggerà  gli verrà fame. Il bambino è frustrato. Ottiene ciò che non desidera. Nel suo inconscio, questo possedere oltre misura si trasforma nell’esigenza del Desiderio. Con quali conseguenze? 
Da adulto raggiungerà i suoi obiettivi in tempi più lunghi, amerà desiderare più che ottenere e si coinvolgerà con persone che non appagheranno le sue esigenze. E nel momento in cui le sue esigenze saranno appagate, cercherà  nuove fonti di desiderio. Nelle sue relazioni saranno gli altri a condurre il gioco affinché lui possa desiderare il più a lungo possibile: ecco la sua vera fonte di appagamento.

Quindi, se un bambino ha ottenuto troppo, da adulto apparterrà alla distonia dell’Essere. 

I genitori si comportano nello stesso modo in entrambi i casi, quindi giocano un ruolo passivo?  Tutto dipende da come il bambino percepisce gli eventi?  

Tutti noi evolviamo in modo naturale verso una predominanza di desiderio o possesso. Fa parte del nostro carattere: amiamo sia desiderare che possedere.  La nostra distonia inconscia svolgerà  un ruolo importante nelle nostre scelte, influenzandone le interazioni sociali. 

Solo l’eccesso di esigenza di una o dell’altra si rivelerà una vera e propria patologia. Tuttavia, il ruolo dei genitori, passivo forse i questa fase, non può essere sottovalutato, nè tralasciato. Se i nostri genitori sono stati allegri, ci hanno abbracciato, hanno cantato con noi mentre eravamo in auto, hanno giocato, ci hanno accompagnato a musica, danza, calcio, saremo adulti più allegri, sicuri di noi,  più propensi al sorriso e all’ottimismo. 

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